I legni danzanti
di Andrea Romoli Barberini


Nella scelta del legno d’olivo come materia d’elezione, si può già individuare, in Franco Salemme, non soltanto
un elemento identitario, che sottolinea il profondo amore per la propria terra d’origine, la Calabria, ma
anche e sopratutto la necessità di comunicare un calore, una vitalità, un’energia dolce, tutta mediterranea che
si orienta, non senza reciproci sconfinamenti, su due versanti di indagine che da anni corrono paralleli. Il primo, più
prossimo all’idea di “arte utile” e proiettato nell’artigianato e nel design, ha rappresentato l’ambito da cui è scaturito il
primo contatto di questo artista con la lavorazione del legno e i segreti saperi di un mestiere nobile e antico, quello dell’ebanista
appunto, accolto come la più preziosa delle eredità di famiglia. Un mestiere che, con i suoi rigori, di fatto
rappresenta il fondamento, l’irrinunciabile punto di partenza da cui Salemme ha mosso i suoi primi passi per entrare
nell’altro ambito delle sue creazioni lignee: quello, per così dire, dell’arte “pura”, senza finalità pratiche, di un’utilità
tutta spirituale. Ambito, quest’ultimo, caratterizzato, almeno in questo caso, da un approccio forse più libero, ma non
per questo meno complesso rispetto all’altro, e capace di comprendere, senza contraddizioni, un’accattivante gradevolezza
formale commista a una forza evocativa che non rinuncia, nei casi più convincenti, a una raffinata concettualità.
In questi manufatti, al “calore” del legno d’olivo si unisce la dolcezza di forme di una sinuosità sensuale, decisa ma garbata,
capace di evocare la musica e la danza. Una dolcezza che deriva dalla deliberata volontà di eludere le durezze
delle linee spezzate e che sembra amplificarsi nell’adozione di un trattamento della materia che finisce con l’assumere
il colore del miele.
E la morbida dolcezza di queste forme non viene dalla perentorietà di un atto che snatura la materia nelle sue forme originarie.
E’ piuttosto la conseguenza di un intervento che tende ad esaltare i movimenti, le segrete, insospettabili coreografie
del legno.
Torsioni, scatti e arresti repentini sono già lì, sotto la corteccia, nelle venature e nei nodi dell’olivo. Starà alla sensibilità
e all’abilità dell’artefice individuarli e riportarli alla luce, liberandoli da quanto li frena e li inibisce.